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Nel 1911 Frederick Soddy (Matter and Energy) in contrasto con l’economia neoclassica (dipendente dalla meccanica newtoniana) spiega la dipendenza economica-politica dai fondamenti della termodinamica, ma in campo economico solo nel 1971 con Nicholas Georgescu-Roegen (The Entropy Law and The Economic Process) e soprattutto nel 1973 con Herman Daly (Toward a Steady State Economy) che introduce nel pensiero economico le scienze ecologiche e il fondamento operativo del concetto di sostenibilità.[1] Reiner Kümmel nel 2000 chiarisce scientificamente il modello di crescita economica proposto teoricamente da Robert Solow evidenziando l’importanza dell’energia (nel progresso tecnico)[2] rispetto alla marginalità degli input di capitale e lavoro.[3] L’aumento di efficienza termodinamica diventa più evidente nella microeconomia d’impresa con l’aumento dei margini di profitto, il lavoro utile generato da energia e materie prime incrementa la produttività a maggiore beneficio delle società industriali; nasce così il Modello di Ayres-Warr[2] (The Economic Growth Engine) nel 2009.[4] Jeremy Rifkin, nel 2011 (La terza rivoluzione industriale)[5] e nel 2014 (L’internet delle cose, l’ascesa del “commons” collaborativo e l’eclissi del capitalismo), teorizza una rivoluzionaria economia verde e digitale.[6][7]

L’idea di un’economia verde nasce dalla stesura nel 2006 del Rapporto Stern che propone un’analisi economica che valuta l’impatto ambientale e macroeconomico dei recenti cambiamenti climatici denunciandone il peso negativo sul PIL mondiale. Ad esso si associano le crescenti preoccupazioni per l’esaurimento dei combustibili fossili col raggiungimento del cosiddetto picco del petrolio ed il prezzo del greggio che supera nel luglio 2008 i 147 dollari al barile e l’aggravarsi quindi del problema energetico globale. A pesare ulteriormente sul precario quadro ambientale sono anche le analisi sullo sfruttamento delle risorse rinnovabili del pianeta che negli ultimi anni propongono un consumo annuo mondiale superiore alle capacità del pianeta stesso di rinnovarsi intaccando inevitabilmente le scorte disponibili.

Nel 2009 il presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama propone una serie di misure economiche ed imprenditoriali pubbliche e private per dare un netto impulso allo sviluppo della economia verde, come misura per rilanciare l’economia americana in profonda recessione[senza fonte]. L’economia verde si caratterizza sin dall’inizio come un nuovo modello di sviluppo che contrasta il modello economico ‘nero’ basato sui combustibili fossili (come carbone, petrolio e gas naturale) servendosi della conoscenza delle varie economie ecologiche che affrontano il problema dell’interdipendenza tra l’economia umana e l’ecosistema naturale prendendo subito in considerazione l’effetto avverso dell’attività economica sul cambiamento climatico e il recente riscaldamento globale.

Nel mezzo della crisi economica globale iniziata nel 2008 dall’aumento dei prezzi del petrolio, che induce aumenti dei prezzi di molti alimenti, e il taglio dei consumi voluttuari, con la conseguente recessione economica (causata anche dalla crisi dei mutui sub-prime in USA), l’organizzazione UNEP chiese un accordo globale verde (“Global Green Deal”), che avrebbe incoraggiato i governi a sostenere la graduale trasformazione verso un’economia più verde, ossia ecologica (UNEP, 22 ottobre del 2008)[senza fonte].